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Caro energia e crisi delle aree interne, Cefalo: «Alle imprese servono risultati concreti»

Il presidente di Confederazione Imprese Italia chiede al Governo interventi strutturali sui costi energetici e della mobilità: «Famiglie e imprese hanno bisogno di stabilità, non soltanto di misure temporanee»

Latina (martedì, 22 settembre 2026) — Il caro energia e carburanti, le difficoltà delle imprese e il progressivo spopolamento delle aree interne sono fenomeni strettamente collegati, che richiedono politiche economiche capaci di produrre risultati concreti e duraturi. È questa la posizione espressa da Biagio Cefalo, presidente di Confederazione Imprese Italia, che torna a sollecitare il Governo dopo i precedenti interventi dell’organizzazione sulla desertificazione economica dei territori periferici e sull’aumento dei prezzi dei carburanti.

di Ludovica Maura Santarelli

Al centro della riflessione c’è l’efficacia delle misure già adottate e la loro capacità di incidere sulla vita quotidiana delle famiglie e sulle condizioni operative delle imprese. «Non possiamo fermarci all’elenco dei provvedimenti approvati o delle risorse stanziate – afferma Cefalo –. Il parametro con cui dobbiamo giudicare una politica economica deve essere anche la sua capacità di produrre effetti concreti nell’economia reale». Un risultato che, secondo il presidente, deve essere verificato nei bilanci familiari, nelle attività commerciali, nelle aziende agricole, nei trasporti e nelle piccole e medie imprese.

Inflazione e carburanti, costi sempre più pesanti

A sostenere le preoccupazioni di Confederazione Imprese Italia sono i dati economici riportati nella nota. Secondo le rilevazioni Istat disponibili per agosto 2026, l’inflazione ha raggiunto il 3,3% su base annua, rispetto al 2,9% di luglio, mentre i prezzi dei prodotti energetici nel complesso sono passati da una crescita dell’11,6% al 17,1%. L’inflazione acquisita per il 2026 si è attestata al 2,9%.

L’aumento dei costi energetici, sottolinea l’organizzazione, non si limita alle bollette, ma può ripercuotersi sulla produzione, sulla logistica, sui trasporti e, progressivamente, sui prezzi finali. Anche la crescita economica rimane contenuta: le stime della Banca d’Italia richiamate nella nota indicano per il 2026 un incremento del Pil intorno allo 0,5%, potenzialmente pari allo 0,6% considerando il migliore andamento del primo trimestre, mentre i consumi delle famiglie mostrano segnali di rallentamento.

Particolarmente significativa è la situazione dei carburanti. Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy aggiornati al 17 settembre 2026, il prezzo medio nazionale self-service sulla rete stradale è pari a 2,143 euro al litro per la benzina e 2,266 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale le medie salgono rispettivamente a 2,236 e 2,346 euro al litro.

Valori che incidono soprattutto sulle aree interne, dove l’automobile e il trasporto su gomma rappresentano spesso una necessità in assenza di alternative di mobilità adeguate. «In una grande città esistono più alternative di mobilità. In molti piccoli comuni dell’Appennino, del Mezzogiorno e delle aree interne l’automobile e il trasporto su gomma rappresentano invece una necessità», osserva Cefalo.

Il costo del carburante diventa così un ulteriore elemento di svantaggio territoriale, che grava tanto sulle famiglie quanto sulle attività economiche. Per artigiani, commercianti, aziende agricole, agenti di commercio e piccole imprese che devono movimentare merci, il prezzo alla pompa incide direttamente sulla struttura dei costi.

Le misure del Governo e la necessità di valutarne l’impatto

Confederazione Imprese Italia riconosce l’esistenza di diversi strumenti di sostegno, a partire dalla Strategia nazionale per le Aree interne 2021-2027, accompagnata da una Cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio. La programmazione interessa complessivamente 124 aree di progetto, 1.904 Comuni e circa 4,57 milioni di abitanti. Sono inoltre previste misure per sostenere gli investimenti e le imprese.

Secondo Cefalo, tuttavia, è necessario andare oltre l’attivazione dei provvedimenti e verificarne l’efficacia concreta. In questa direzione, la nota richiama anche l’analisi dell’Ufficio parlamentare di bilancio sulla manovra 2026, secondo cui le famiglie beneficiano complessivamente di circa 7 miliardi di euro netti nell’anno, mentre per imprese e lavoratori autonomi l’insieme degli interventi determina un impatto restrittivo sui conti pubblici pari a circa 1,3 miliardi, destinato ad aumentare negli anni successivi.

L’Upb evidenzia inoltre la presenza di numerose misure temporanee, per le quali gli oneri ammontano a 7,6 miliardi di euro nel 2026, per poi diminuire negli anni successivi. Un quadro che, secondo l’organizzazione, invita a interrogarsi sulla capacità degli strumenti attuali di rispondere a difficoltà che richiedono soluzioni di lungo periodo.

«Un’impresa non programma un investimento sulla base di una misura che potrebbe esserci oggi e non esserci domani. Ha bisogno di stabilità normativa, fiscale ed energetica. Allo stesso modo una famiglia deve poter programmare le proprie spese senza vivere nell’incertezza determinata dall’andamento delle bollette e del pieno dell’automobile», dichiara Cefalo.

Particolare attenzione viene riservata anche ai nuclei economicamente più fragili, sui quali, secondo le rilevazioni dell’Upb richiamate nella nota, uno shock inflazionistico concentrato su energia e alimentari esercita una pressione proporzionalmente maggiore.

Spopolamento e desertificazione economica, un circolo vizioso

Per Confederazione Imprese Italia, il caro carburanti e lo spopolamento delle aree interne sono due aspetti dello stesso problema. La diminuzione della popolazione riduce il numero dei consumatori e rende più difficile la sopravvivenza delle attività economiche. La chiusura delle imprese comporta a sua volta una perdita di posti di lavoro e servizi, alimentando ulteriormente l’abbandono dei territori.

Contrastare questo processo significa, secondo l’organizzazione, superare una logica prevalentemente emergenziale e costruire una strategia economica di medio-lungo periodo. Tra le priorità indicate figurano la riduzione strutturale dei costi che penalizzano chi produce nelle aree periferiche, un accesso più agevole al credito per le micro e piccole imprese, incentivi ai nuovi investimenti, sostegno al commercio di prossimità e miglioramento dei collegamenti e dei servizi.

L’obiettivo è introdurre strumenti capaci di tenere conto degli svantaggi legati alla localizzazione nelle aree interne, dove mantenere un’attività economica può risultare particolarmente oneroso.

La richiesta al Governo: benzina e gasolio sotto 1,70 euro al litro

«Confederazione Imprese Italia vuole mantenere un confronto istituzionale con il Governo, ma proprio per questo ritiene necessario parlare con chiarezza. Gli interventi devono essere giudicati dai risultati che producono», afferma Cefalo, chiedendo di valutare se gli strumenti attuali siano sufficienti a fronteggiare costi energetici e di mobilità ancora elevati e una crescita economica contenuta.

Il presidente rivolge quindi direttamente al Governo una domanda: «Famiglie e imprese possono aspettarsi interventi capaci di incidere strutturalmente sui costi energetici e della mobilità? E soprattutto: torneremo a vedere benzina e gasolio stabilmente sotto 1,70 euro al litro?».

Una questione che, secondo Confederazione Imprese Italia, va oltre il prezzo di un pieno. Nelle aree interne il costo del carburante condiziona la possibilità di raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola, accedere a un ospedale, consegnare merci, incontrare clienti e mantenere aperta un’attività.

È anche dalla capacità di affrontare queste difficoltà quotidiane, conclude l’organizzazione, che si misura l’efficacia delle politiche pubbliche nel contrastare la desertificazione economica e lo spopolamento dei territori.

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Last modified: Ottobre 13, 2026
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