Latina (domenica, 17 agosto 2025) — È come se la televisione italiana avesse smesso di respirare lentamente, in punta di fiato – ieri sera è volato via Pippo Baudo, il gentiluomo dello schermo, 89 anni vissuti a buon ritmo.
di Valeria Russo
La notizia, oscillando tra commozione e incredulità, è arrivata da Roma: un infarto ha spento il cuore del nostro signore del varietà.
Gli inizi: un ragazzo con la toga (e un pianoforte)
Immaginatelo: un giovane militellese, brillante nel liceo classico, laureato in legge quasi per mestiere, ma con un pianoforte sempre sotto le dita. Dalle prime armonie e dalle battute scivolate via leggere, approda a un palco vero e da lì alla casa madre di tutti i suoi sogni: la Rai. Il teatro catanese, i quiz delle domeniche televisive, Settevoci che ci sorprende tutti: Pippo non voleva solo parlare, ma farci respirare la musica, anche senza spartito. 
La Rai come regno, il Palco come regno
Dopo un breve flirt con Mediaset, il suo cuore rimane saldamente ancorato alla Rai. Varietà come Fantastico e Domenica In diventano trampolini di lancio per personaggi che oggi conosciamo bene: dalle primedonne degli anni Ottanta, agli emergenti animatori delle ultime generazioni. Come un maestro artigiano, Pippo forgiava talenti, uno dopo l’altro. 
E poi lui, il Festival di Sanremo: guida, regia, cuore pulsante — tredici volte sul palco, sette come direttore artistico. Una staffetta di note, grafite e applausi che si mescolavano al costume nazionale.  
L’amore e la famiglia (tra applausi e silenzi)
Dietro l’uomo di scena, c’era l’uomo che amava. Non sempre con la stessa fortuna, ma con la stessa ostinazione con cui teneva in pugno un varietà. Nella sua vita privata restano due figli: Tiziana, avuta dal matrimonio con Mirella Adinolfi, e Alessandro, arrivato da una storia giovanile e accolto come figlio soltanto molti anni più tardi. Una famiglia spezzata, ricomposta, mai raccontata a colpi di cronaca, piuttosto custodita nel riserbo che gli era congeniale.
E poi l’amore più esposto, quello con Katia Ricciarelli, voce lirica che diventò anche compagna di vita. Le nozze arrivarono nell’86, la separazione quasi vent’anni dopo, nel 2004. Era un’unione vibrante, alimentata da differenze che inizialmente si completavano, ma col tempo quelle stesse differenze li spinsero a separarsi, come note che perdono la loro intonazione.
Nessun gossip gridato, piuttosto la discrezione di chi sapeva che la vita privata, anche se appartiene a un volto televisivo, resta pur sempre vita. Così Baudo, dietro le luci, ha attraversato i suoi amori come attraversava i palchi: con serietà, con misura, senza mai dimenticare che l’applauso, quello vero, è quello di chi ti sta accanto quando cala la musica.
Il lascito: un’Italia figlia del suo schermo
Negli anni, non è solo conduttore: dirige, elabora, cura. Il Teatro Stabile di Catania lo accoglie come direttore artistico e presidente; nel quotidiano, passa dall’essere volto alla mente che orienta palinsesti; sul web, rimane il legame tra ieri e oggi, tra lo specchio e la realtà televisiva.  
E poi, sul finire, la cerimonia al Quirinale: Cavaliere di gran croce per meriti “spettacolari e civili” – scritto con ironica precisione nel registro degli onori. 
I numeri della leggenda
Sessant’anni di carriera, decenni attraversati a passo di canzone e risata. Sessant’anni che spesso “rubavano” il sabato sera, le settimane dei lunedì. Pippo era il battito che dettava il ritmo della nostra televisione.  
Laddove finisce la sigla, comincia il silenzio
E ora che il sipario è calato su di lui, resta il silenzio più rumoroso. Non serve il pianto, basta il silenzio: la fine arriva lieve, come uno schermo che si oscura senza titoli di coda. Ci lascia un archivio di sorrisi, di conduzioni impeccabili, di storie lanciate nell’etere. E il pensiero inevitabile che forse, proprio ora, la televisione italiana è un po’ orfana.
Last modified: Agosto 17, 2025

