Latina (mercoledì, 6 agosto 2025) — C’è chi cerca rifugio lontano, magari in terre sconosciute. E chi invece lo trova tornando sempre nello stesso luogo, come si torna a casa. Per lui è più di un nome, è una specie di richiamo sommesso che arriva anche quando non lo cerca.
di Valeria Russo
Rocca Massima resta lì, in fondo alla mappa, con quella voce bassa delle cose che non si lasciano indietro. Un borgo che si aggrappa alla cima più alta dei Monti Lepini, dove l’aria si fa leggera e il tempo sembra allungarsi, come in un respiro più calmo.
Non è un paese qualsiasi. Da tempo la famiglia Ranucci ne ha fatto un punto fermo, un rifugio intimo intrecciato alla vita di una comunità raccolta, in equilibrio tra cielo e quiete. Quando Roma si fa stretta e il rumore scava, lui lo sa già dove andare. Non per scappare, ma per posare il peso da qualche parte. E quel posto, da anni, ha un nome preciso e non chiede spiegazioni.
In paese, non è “quello della TV”. È semplicemente Sigfrido. Lo si incontra per strada, ai tavoli delle sagre, nei piccoli eventi della scuola, sempre con la stessa disponibilità di chi non ha mai avuto bisogno di presentazioni. Lo si sente parte, non ospite. Presenza discreta e partecipe, che non ha mai fatto pesare il proprio nome. Anzi.
Il sindaco Mario Lucarelli e il consiglio comunale hanno deciso di rendere visibile ciò che esisteva da tempo: un’appartenenza silenziosa. Non è un premio, ma qualcosa che somiglia a un gesto ovvio, come quando si chiama per nome qualcuno che, in fondo, è sempre appartenuto alla casa.
Non è solo questione di notorietà. È anche il modo in cui Ranucci ha portato il nome del borgo fuori dai suoi confini naturali. Lo ha fatto senza proclami, semplicemente parlandone, vivendolo. Facendolo esistere dentro le mappe invisibili del suo mondo. Lo ha fatto con lo stesso stile che applica al giornalismo: rigore, sobrietà, attenzione.
Domenica, alle diciotto, la piazza di Largo Secondo Mariani non sarà solo un luogo di cerimonia. Sarà il punto d’incontro tra due storie: quella di un uomo che ha sempre cercato verità complesse, e quella di una comunità che continua a custodire una bellezza semplice. Un incrocio di sguardi, senza clamore, ma con il calore delle cose autentiche.
In un tempo che corre troppo in fretta, Rocca Massima ha scelto di fermarsi un momento per dire grazie. A modo suo.
Last modified: Agosto 6, 2025

