Latina (lunedì, 4 agosto 2025) — È stata dichiarata inammissibile la richiesta di ricorso presentata da Fausto Bevilacqua, uno dei due fratelli arrestati lo scorso gennaio per detenzione e custodia di sostanze stupefacenti all’interno delle case “Arlecchino”, note piazze di spaccio della periferia pontina. La Corte di Cassazione ha infatti confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, già stabilita dal Tribunale della Libertà di Roma, sottolineando l’evidenza di un coinvolgimento strutturato in un’attività criminale organizzata.
di Roberto Meloni
L’arresto di Ernesto e Fausto Bevilacqua, di 60 e 50 anni, era avvenuto a gennaio nell’ambito di un’operazione del Nucleo Investigativo e del Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri di Latina, che da tempo monitoravano un sistema di spaccio ben radicato tra via Guido Rossa e via Galvaligi. Durante le perquisizioni furono sequestrati pochi grammi di cocaina, crack e marijuana, oltre a 1.500 euro in contanti. Ma secondo le autorità, la quantità non può essere considerata un elemento attenuante, poiché i due fratelli non erano semplici detentori, ma veri e propri custodi e confezionatori della droga, al servizio di altri soggetti incaricati della vendita.
I giudici della Suprema Corte hanno rilevato una “professionalità dell’agire criminale”, confermata dalle modalità dell’intervento e dalle indagini in corso. “La ricostruzione dei fatti – si legge nelle motivazioni – colloca l’azione dei fratelli Bevilacqua in un contesto organizzato, dedito sistematicamente al traffico di droga”. Elementi che, secondo il Tribunale, giustificano ampiamente la misura cautelare e confermano “il concreto e attuale pericolo di reiterazione del reato”.
Con questa pronuncia, si rafforza il quadro indiziario a carico dei due uomini, considerati anelli fondamentali di una rete criminale ben strutturata, che continua a rappresentare un grave pericolo per l’ordine pubblico nel territorio pontino.
Last modified: Agosto 4, 2025

