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Sezze, la trama di pietra che riallaccia il passato

Latina (venerdì, 8 agosto 2025) — A Sezze, il ritorno dell’Appia è come un respiro nuovo che attraversa il paese, intrecciando il presente con un’eredità che credevamo lontana. Adesso, invece, è di nuovo lì, nella mappa dei patrimoni dell’umanità, e il paese può respirare quell’aria antica di strada consolare, di marce lente e commerci lontani, di imperi che si spostavano a passo di cavallo.

di Valeria Russo

La Compagnia dei Lepini lo chiama “un passaggio storico”, e forse lo è davvero. Non è soltanto un tratto di basolato a ritrovare il suo nome, ma un filo che riannoda i Monti Lepini alla pianura e da lì alla “Regina Viarum”, madre e regina di tutte le strade. Un legame che affonda nei secoli e che, per qualche motivo incomprensibile, era stato interrotto. L’esclusione iniziale aveva lasciato molti con l’amaro in bocca, come quando un vecchio amico ti volta le spalle senza spiegazioni.

Ora il nome di Sezze torna accanto a quello dell’Appia. È una vittoria che appartiene a tutta la zona, non solo al paese. Perché una strada così non è mai stata solo pietra e polvere: è un filo che cuce insieme civiltà e lingue diverse, un corridoio di idee, di merci, di destini.

Eppure, alla gioia si mescola una nota stonata. Dal municipio, silenzio. Nessuna parola ufficiale, nessuna celebrazione, niente che ricordi la portata del momento. La Compagnia dei Lepini se ne stupisce, e non poco. Forse, dietro quel silenzio, c’è la mancanza di uno sguardo lungo, la fatica di immaginare Sezze oltre l’oggi.

C’è chi, come la vicepresidente Manuela Fantauzzi, vede in questa riammissione l’occasione per ridisegnare l’identità cittadina, per pensare a un progetto culturale che non resti chiuso in un pieghevole turistico. Perché il riconoscimento UNESCO, se lo si sa usare, non è solo una medaglia: è una chiave che apre porte. Porte verso un turismo consapevole, verso una valorizzazione non solo delle pietre, ma anche delle storie, delle tradizioni, dei gesti antichi che fanno da trama alla memoria collettiva.

Da qui l’appello alla collaborazione. Non solo istituzioni, ma partiti, associazioni, gruppi di cittadini. Perché questa strada, antica di duemila anni, possa continuare a portare vita, economia, curiosità. Nel territorio setino, tra templi romani che ancora sfidano il tempo, vie secondarie che erano arterie vitali e opere di artisti e scrittori nati all’ombra dei Lepini, c’è un patrimonio che non può restare in vetrina a prendere polvere.

Non basta conservarlo: bisogna farlo vivere, narrarlo, passarlo di mano in mano come si fa con ciò che appartiene a tutti. Il futuro, incerto per natura, si guadagna avanzando con passo fermo, guidati da un’idea chiara e dalla volontà tenace di chi accetta la sfida del rischio. Con il ritorno della Via Appia a lambire le strade di Sezze, restare fermi tra quattro mura sarebbe come ignorare il richiamo di un’ospite che arriva da lontano, portando con sé secoli di cammino.

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Last modified: Agosto 8, 2025
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